
Salmo 23
Il Salmo 23 è un salmo di fiducia attribuito a Davide, in cui il credente si affida a Dio come a un pastore che guida, sostiene e accompagna. Si trova nel Libro dei Salmi, al capitolo 23. Lo si prega nello smarrimento, nel lutto, all'inizio della giornata e prima del riposo notturno.
Preghiera
L'Eterno è il mio pastore: nulla mi mancherà.
Egli mi fa giacere in verdeggianti paschi,
mi guida lungo le acque chete.
Egli mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amor del suo nome.
Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei male alcuno,
perché tu sei meco;
il tuo bastone e la tua verga son quelli che mi consolano.
Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici;
tu ungi il mio capo con olio,
la mia coppa trabocca.
Certo, beni e benignità m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita,
ed io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni.
Riveduta 1927 (Luzzi)
Il pastore, l’ospite e la casa di Dio
L’intestazione ebraica attribuisce il salmo a Davide, che fu pastore prima di essere re (1 Samuele 16,11; 17,34-35). L’immagine di Dio pastore del suo popolo attraversa la Scrittura: la ritroviamo in Genesi 48,15, in Isaia 40,11 e in Ezechiele 34. Il salmo la porta sul piano personale: non un pastore qualunque, ma «il mio pastore».
Il testo ha due scene. Nei versetti 1-4 c’è il pastore con il suo gregge: pascoli, acque, sentieri. Al versetto 4 il tono cambia: si passa dalla terza persona («Egli») alla seconda («tu»), e chi prega si rivolge direttamente a Dio nel momento più buio. Nei versetti 5-6 compare l’ospite che apre la sua casa: mensa, olio, coppa. L’espressione «valle dell’ombra della morte» rende un termine ebraico che alcune traduzioni intendono come «valle oscura».
I cristiani leggono il salmo alla luce di Gesù, che si presenta come il buon pastore (Giovanni 10,11). Molti Padri della Chiesa videro nell’olio e nella coppa un richiamo ai sacramenti del battesimo e dell’Eucaristia. Nella liturgia cattolica il salmo risuona nella quarta domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore, nell’anno A, e viene spesso scelto per le esequie. È molto letto anche nelle Chiese protestanti.
Il testo qui riportato è la Riveduta 1927 (Luzzi), in cui il nome divino è reso «l’Eterno». Nella liturgia cattolica italiana si ascolta invece «il Signore»: è lo stesso salmo, con una scelta di traduzione diversa. Chi lo conosce a memoria da un’altra traduzione può pregarlo con quella, perché il significato non cambia.
Come pregare con il Salmo 23
- Siediti in un luogo tranquillo, respira lentamente tre volte e lascia andare la fretta della giornata.
- Leggi il salmo una prima volta a voce bassa, senza fermarti, come si ascolta una melodia conosciuta.
- Rileggilo lentamente e scegli un versetto, per esempio «nulla mi mancherà», «le acque chete» o «tu sei meco», e ripetilo in silenzio per due minuti.
- Al mattino affida a Dio una preoccupazione concreta della giornata; alla sera ringrazia per tre cose ricevute, anche piccole.
- Se attraversi un momento di paura o di lutto, di’ piano «tu sei meco» e poi parla con una persona di fiducia; se il peso è grande, cerca anche l’aiuto di un medico o di un consulente.
- Concludi con un minuto di silenzio e, se ti è abituale, con il Gloria al Padre.
Domande frequenti
Perché in alcuni libri liturgici il Salmo 23 compare come Salmo 22?
Perché la Bibbia greca (Settanta) e la Vulgata numerano i salmi in modo diverso dal testo ebraico. In quelle edizioni i Salmi 9 e 10 ebraici formano un solo salmo, e per buona parte del Salterio il numero risulta inferiore di uno. Il nostro Salmo 23 è quindi il 22 nelle fonti più antiche, con lo stesso contenuto. In un vecchio breviario cerca il 22.
Il Salmo 23 ha un potere protettivo, come si sente dire?
No: il salmo non è una formula, ma una preghiera di fiducia. Il versetto 4 non dice che la valle oscura sarà evitata, ma che si può attraversarla senza temere perché Dio è presente: «Quand'anche camminassi…». Pregarlo non garantisce che nulla di doloroso accada e non sostituisce cure mediche o sostegno psicologico quando servono. Può aiutare a vivere la prova senza sentirsi soli.
Si può pregare il Salmo 23 al funerale o per una persona defunta?
Sì, è tra i salmi più letti nelle esequie cristiane, perché parla di un accompagnamento nella «valle dell'ombra della morte» e di una dimora presso Dio. Nella tradizione cattolica si prega anche per i defunti, affidandoli alla misericordia di Dio; altre tradizioni lo leggono soprattutto come consolazione per chi resta. Per chi è in lutto può essere utile pregarlo insieme a una persona cara.
Preghiere e Salmi
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